Recentemente, si è assistito ad uno scisma nella community degli appassionati di tutto il mondo, tra chi silura il nuovo tentativo di Hasbro di riportare alla luce un antico gioiello e chi invece è felice dell’opportunità che questa operazione può portare. Oggi vorrei dirvi perché io, qualora si possa facilmente pledgiare anche dall’Europa, comprerei la nuove versione di HQ.

Premetto che io sono un heroquester di seconda generazione: ho conosciuto il gioco dai miei genitori, che lo comprarono qualche anno prima della mia nascita. Avere la MIA copia di HeroQuest, del MIO tempo, è un’occasione di cui nemmeno avevo la speranza, ed ora finalmente è divenuta realtà.
Le considerazioni che leggerete sono opinioni del tutto personali, e sono sempre pronto a discuterne assieme.

Il crowdfunding

Questo è senz’altro il tasto più dolente: Hasbro ha infatti deliberatamente rinunciato a lanciare HQ direttamente sui mercati (prendendosi il cosiddetto rischio d’impresa) a favore di una raccolta fondi. Il tutto non è avvenuto sulla ben più nota piattaforma Kickstarter (non unica, ma certamente preponderante), bensì sul sito HasbroPulse di proprietà dell’azienda. Ma perché non usare KS, che avrebbe dato di certo maggior raggio d’azione al progetto? Proviamo a ragionare dal punto di vista di Hasbro:
– innanzitutto, Hasbro non deve versare la percentuale a KS. Una percentuale che si aggira attorno al 10% e che probabilmente sarebbe stata ampiamente ripagata dalla maggior visibilità (HasbroPulse era un sito per lo più sconosciuto al grande pubblico);
– a cascata, è una pubblicità per la piattaforma di proprietà. Utilizzare un articolo come HeroQuest, che ha dimostrato di poter essere apprezzato da circa 20’000 founders, porta sicuramente una buona fetta di pubblico a visitare il resto del sito, dove vengono venduti molti altri articoli;
– non si rischia la rivalità diretta con altri dungeon crawler più moderni che potrebbero distogliere l’attenzione dal proprio prodotto;
– ultimo, ma non meno importante, HasbroPulse non ha una sezione commenti. Immaginandosi possibili flame e commenti aggressivi dalle frange più tossiche e puriste della community, Hasbro si è tutelata con il suo sito. Se ti piace, fai il pledge, se non ti piace passi oltre. Semplice e democratico.

Sostanzialmente, quindi, pare una manovra di tutto rispetto da parte di Hasbro. Quello che mi ha fatto storcere il naso, però, è la quasi assenza di spedizioni all’infuori degli Stati Uniti. L’apertura verso Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito lascia comunque all’asciutto molti appassionati e potenziali acquirenti, che non possono far altro che aspettare speranzosi un retail europeo, che nessuno ci assicura che ci sarà. Sembra che Hasbro, forse così poco fiduciosa nel prodotto da non prendere costosi accordi con spedizionieri continentali, sia stata piuttosto miope. Si spera che si possa assistere ad un cambio di rotta.

“è solo un restyle”

Sì, è vero. Nulla parrebbe cambiato, salvo il comparto grafico. Ci si muove su un tabellone non modulare tirando 2 dadi a sei facce. Le meccaniche sembrano le stesse, con qualche piccola aggiustatina per eliminare bug e buchi di regolamento. Perché questo dovrebbe essere un problema?

In effetti, siamo onesti: inizialmente temevamo un’app o un card game. Quando abbiamo visto la scatola e il tabellone ci sono brillati gli occhi. Ma ora, passato l’entusiasmo iniziale, ci soffermiamo a fare le pulci sul perché non abbiamo avuto quello che volevamo. Ma esattamente cosa volevamo?
Il punto è questo. Accontentare tutti è impossibile. Qualcuno avrebbe preferito tiles modulari, un altro nuovi mostri (ma ci sarebbe stato chi avrebbe detto “senza Goblin e Scheletri non è HeroQuest”), un altro ancora una sfilza di Incantesimi lanciabili con meccaniche strane, spell slot, consumo di mana… Un calderone ribollente di idee, ma dove NON SI PUO’ trovare un punto in comune se non… nel vecchio HeroQuest.

Hasbro si è ancora una volta dimostrata intelligente, dando agli appassionati quasi lo stesso gioco che hanno spacchettato all’inizio degli anni ’90. Quasi, perché ci sono di mezzo diritti d’autore e proprietà intellettuali (di Games Workshop), sui quali evidentemente Hasbro non ha potuto mettere mano. Non avere Fimir o Guerrieri del Chaos comporta di sicuro una perdita di “sapore”, ma definirlo un fallimento mi sembra, onestamente, esagerato.

Inoltre, non dobbiamo dimenticarci il target a cui questo progetto si rivolge. Trattandosi di Hasbro, non possiamo di certo aspettarci un boardgame fatto e pensato per giocatori incalliti, con mesi e mesi di design e playtest. Il raggio di azione di Hasbro sono i family game, il Monopoly, il Risiko!, eccetera. Perciò sarebbe parecchio azzardato tentare un’operazione decisamente non nelle proprie corde, pensando anche e soprattutto a quanto il panorama dei dungeon crawler si sia evoluto negli anni. Al giorno d’oggi abbiamo prodotti come Gloomheaven, Tainted Grail, Middara, Altar Quest e molti altri. Avventurarsi in un sentiero così intricato e che richiede sviluppatori e creativi di livello è un gioco per cui non vale la candela.

La vision del progetto è chiarissima: vogliamo ridarvi il vecchio HQ, al meglio delle nostre capacità, rendendolo un gioco interessante anche nel 2020, ma senza snaturarne le meccaniche che lo hanno reso celebre. In questo modo il veterano potrà nuovamente salvare Sir Ragnar (o Sir Manfred) e combattere contro Verag, Ulag e il Signore degli Stregoni. Se volete un HeroQuest modernizzato e con un regolamento di nuova generazione, NON GIOCATE A HEROQUEST. Le alternative già ci sono e sono già fatte benissimo. Perché creare un doppione, per poi piazzarci solo un logo davanti?

La nuova veste grafica

Che dire, qui passiamo dall’oggettivo al soggettivo. Questo nuovo stile si può apprezzare oppure no, io posso solo dirvi la mia opinione.

Differenza di qualità tra una stampa di fine anni ’80 e una odierna. Per gli standard dell’epoca, lo Scheletro della Citadel era di pregevolissima fattura.

Partendo dalle miniature, ho trovato che quelle nuove (sebbene siano solamente delle anteprime di render 3d), siano molto più dettagliate delle originali. Sono sicuramente frutto di miglioramenti sia nei software di modellazione digitale, sia dei metodi di stampaggio del polimero. Ma non solo: la posa dei modellini ora è più armoniosa e dinamica, mentre quella dei classici Citadel era decisamente più statuaria e rigida. Ah sì, la rigidezza… mi aspetto che la nuova plastica adottata sarà un po’ più morbida, come si usa da un po’ di anni a questa parte, specie nelle miniature non Games Workshop. In questo modo potremo salvaguardare lo spadone del barbaro senza ricorrere ogni volta al super attack! Anche questo aspetto, forse secondario o forse no, è un punto a favore della nuova edizione.

Per quanto riguarda la forma di Mostri ed Eroi, molti hanno criticato la foggia degli Orchi, troppo simili a quelli di World of Warcraft. Rispondo dicendo che probabilmente Hasbro non ha acquisito i diritti totali sui modellini, pertanto andare a ricalcare lo stile degli Orks di Warhammer sarebbe stato comunque una violazione dei possibili accordi commerciali tra le aziende. Va anche detto, che in moltissime rappresentazioni sui Questbook originali, si vedono Orchi di tantissime fatture differenti (confrontate l’orco con elmo della copertina del Game System con l’Orco che digrigna i denti nella Rocca di Kellar, a titolo di esempio). Non ravviserei quindi l’esistenza di uno stile unico ed omologato per gli Orchi. Per il resto, i Dread Warrior mi piacciono moltissimo, hanno una corazza che non ha nulla da invidiare all’armatura a piastre dei Guerrieri del Chaos, così come il Gargoyle, ora decisamente più “pietroso”. Non amo moltissimo gli Scheletri, forse un po’ troppo statici e dritti nella posa.

Un’altra critica che non trova a mio avviso alcun fondamento è il fatto da aver usato una tecnica un po’ manga per rappresentare l’Elfa. In realtà lo stile che aveva l’elfo di HeroQuest (che peraltro presentava alcune discrepanze tra disegno e miniatura/logo) mi è sempre piaciuto un po’ poco: un’acconciatura figlia del suo tempo, più che di un universo fantasy (e idem per il Mago). Ora invece la miniatura spicca per regalità e leggiadria, conferendo al personaggio sicuramente un aria più nobile e fatata.

Infine sulle carte e mobilio nulla da dire: i dorsi hanno dei disegni decisamente migliorati (quelli degli Incantesimi riportano degli elementali quasi da epic fantasy); il mobilio è rimasto pressoché inalterato se non fosse per il fatto che ora è totalmente stampato, il che sicuramente è un punto a favore. Veste grafica promossa!

Scelte stilistiche: ci siamo omologati?

No. Non ravviso nel senso più assoluto nessun tipo di omologazione. Mi spiego: alcuni hanno criticato la scelta del cambio di sesso per l’Elfo, in contrasto con la scatola originale che prevedeva quattro eroi maschili. Vorrei fare un’osservazione: negli anni ’80 e ’90, il panorama nerd e ludico era per lo più popolato da ragazzi, per cui era quasi fisiologico avere personaggi maschili. Ora, fortunatamente, si è assistito ad un aumento del numero di ragazze che si avvicinano al mondo dei gdr, dei boardgame, dei cosaply e della cultura nerd in generale. Pertanto molti giochi si sono adattati e, in genere, offrono un rapporto 2:1 o 1:1 tra personaggi maschili e femminili. Trovo quindi la scelta decisamente al passo coi tempi e non direi che “è stato scelto il personaggio effemminato per il cambio di sesso”, poiché l’elfo originale nulla aveva di ambiguo o androgino.

Le critiche esplicitate già nell’articolo di Yon inerenti l’accostamento a D&D ad ogni costo le trovo infondate. Già quando Baker propose HeroQuest voleva fare un tentativo di gdr “alla Dungeons and Dragons” attorno al tavolo. Quindi perché ora l’accostamento non va più bene? Io sinceramente i personaggi li vedo molto inquadrati: il Barbaro continua ad essere il Conan di fiduca, la Druidessa è tondeggiante, non come modello di rivincita delle “curvy”, ma come archetipo di fertilità (confronta le Veneri di Willendorf), l’Halfling, in quanto razza poco “marziale”, potrebbe essersi affidato ad un potere superiore per i suoi scopi, affiliandosi ad un Patrono e divenendo un Warlock…

E poi c’è lui, l’Orco Bardo… La combo impossibile, o forse no? Teos Abadia, ideatore della miniatura e del QuestBook del traguardo dei 3 milioni, ha detto che ha voluto creare un mondo dove gli Orchi un tempo usavano la magia e ha voluto rivalorizzare gli Orchi nella sua storia come potenziali alleati degli Eroi. Io direi di aspettare, prima di giudicare.

Giudizio complessivo

A mio avviso Hasbro ha fatto tutto QUASI al meglio delle sue potenzialità. La ricerca c’è stata, il rinnovamento pure. Ci sta offrendo un prodotto che conserva la meccanica di quello iniziale, ma rispolverato ed abbellito. Ce lo sta dando ad un prezzo tutto sommato ragionevole, specie visti i prezzi da paperoni di alcuni collezionisti per le loro copie di HeroQuest. Inoltre, bisogna fare un passo indietro e giudicare le cose con la testa, e non con il cuore.

Stephen Baker è l’ideatore e scrittore della storia di HeroQuest, che prende a piene mani nozioni, personaggi e luoghi dalla lore di Warhammer

Hasbro ha contattato IL creatore di HeroQuest: Stephen Baker. Gli ha fatto revisionare la loro proposta e lui l’ha avvallata. Inoltre ha scritto un intero QuestBook inedito su uno dei Leggendari personaggi iniziali: il mago Telor, aiutante di Rogar. L’opera nella sua completezza ha avuto il suo benestare. La prima volta è andata parecchio bene, direi che possiamo fidarci del vecchio Steve, che dite?

Avremo 2 miniature in più per tipo di mostro, probabilmente nuove carte equipaggiamento, le controparti femminili degli eroi, subito nell’Heroic Tier le due storiche espansioni di Kellar e Kalos, tre nuovi personaggi con annesse magie ed equipaggiamenti, le miniature di Mentor, Sir Manfred e del Signore degli Stregoni. Abbiamo davvero il coraggio di lamentarci?

Ah, un’ultima cosa: HeroQuest è da sempre stato un potentissimo editor di mappe, che si presta ad essere arricchito di regole e missioni sempre nuove. Se una cosa vi piace, implementatela, se non vi piace, non giocatela. Più semplice di così…

Ora scusate, ma ho delle monete d’oro da spendere.

– Matosky

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