È il 12 settembre 2020: dopo un’afosa estate di un anno ricco di singolarità e difficoltà, un sibillino countdown viola compare sul sito della Avalon-Hill . The Quest is calling (La Quest chiama…) recita la scritta, e, sotto di essa, un conto alla rovescia scandisce solenne 10 giorni.

La notizia sarà sicuramente giunta all’attenzione di molti nostri lettori, così come agli appassionati di HeroQuest di tutto il mondo. Una vera miccia non solo per la community, ma per tutto il panorama ludico, proprio perché HQ si configura come una pietra miliare dei dungeon crawler e tappa quasi iniziatica ai giochi da tavolo e di ruolo per moltissimi.

Ecco quindi che, con l’avvicinarsi della tanto agognata data del 22 settembre, sono fioccate congetture di ogni tipo. Innanzitutto ci si è chiesti quale sarebbe potuta essere la natura del gioco: alcuni ipotizzavano un’app per smartphone o un videogame. Si è dibattuto anche sulla possibile e chissà quanto intensa invasività del restyle, temendo che andasse a snaturare l’atmosfera un po’ vecchia scuola, demolendo quelle che erano le colonne portanti della storia di sottofondo: Morcar e Mentor, Orchi e Fimir, l’Impero contro il Chaos…

Allo scoccare dello zero in quel countdown, decine di migliaia di persone incollate al monitor (al punto tale da mandare in tilt i server! n.d.r.) hanno potuto ammirare il video anteprima del “nuovo” HeroQuest. Effetivamente, tutto ciò che ha contraddistinto il gioco negli anni non manca: i quattro eroi classici, Mago, Elfo (anche se questa volta sarà una stupenda Elfa), Nano e Barbaro. Anche i mostri hanno lo stesso numero di miniature dell’originale, pur con qualche necessaria rivisitazione. Il mobilio, non più in cartoncino assemblabile ma miniature di plastica stampata, si arricchisce di dettagli in più. Il tabellone rimane quello classico sia per foggia che per colore delle stanze, corredato di master screen e, immancabili, carte Tesoro ed Equipaggiamento.

Il contenuto (semplicemente espositivo) dell'Heroic Tier, pladgiabile per 99,99$

Non manca proprio nulla: il gioco tenta, da una parte , di conservare la struttura di tutto ciò che lo ha reso famoso, dall’altra ,con una rivisitazione  della veste grafica, di essere  molto più al passo coi tempi.
Tuttavia la doccia fredda c’è comunque stata: in primis, nessun coinvolgimento della Games Workshop, questo significa che le denominazioni a cui eravamo abituati ce le dovremo dimenticare. Niente più Guerrieri e Maghi del Chaos, bensì Dread Warrior e Dread Sorcerer (che si potrebbero tradurre con “Guerriero del Terrore” e “Stregone del Terrore”), niente più Morcar (anch’esso originario della storia di Warhammer), ma dovremo abituarci a Zargon (come nell’edizione USA del gioco). Ma la questione non è solamente di arida tassonomia: la Games Workshop ha infatti i diritti sulle proprie creature e, mentre Orchi e Goblin, Scheletri e Zombie fanno ormai parte di un immaginario collettivo fantasy condiviso, i Fimir sono una rarità specifica. Niente più lucertoloni ad un occhio solo purtroppo; al loro posto una nuova creatura: gli Abomination, dei simil guerrieri tritone con testa di pesce (e, verosimilmente, stesse statistiche in gioco dei Fimir).

La cosa che però ha fatto più storcere il naso è però stata un’altra: non si tratta di un lancio sul mercato, bensì la pubblicità di un crowdfunding (raccolta fondi/iscrizione ad un sito). La richiesta di finanziamento può piacere o non piacere, anche se è una meccanica usata ormai moltissimo da parecchi pezzi grossi dell’industria dei giochi da tavolo. Il boccone veramente amaro è un altro: il ricorso ad HasbroPulse, piattaforma di proprietà di Hasbro, tramite la quale è possibile  fare il pledge del gioco (ovvero “investire” il denaro per la sua realizzazione in cambio della promessa di una copia del gioco), con spedizione solo negli Stati Uniti o in Canada. Questo ha deluso moltissimi fan del gioco che si sono subito chiesti se e quando Hasbro aprirà le vendite anche al resto del mondo, specie in Regno Unito, culla originaria di HeroQuest.

Recentemente Hasbro e Avalon Hill hanno confermato l’apertura ai pledge in Australia e Nuova Zelanda, e, a breve, anche nel sopracitato Regno Unito, tutti paesi quindi anglofoni. In pratica, verosimilmente, potremo avere la nostra copia del restyle di HQ made in Hasbro, ma per la traduzione, che ancora non si sa se ci sarà, si dovrà aspettare ancora.
Si parla  di produzione e spedizione per ottobre 2021, con la possibilità perciò ancora di molti cambiamenti o novità. Quello che si spera è che questo rilancio possa portare ad un rifiorire della community, un po’ come un’araba fenice perché HeroQuest resta un gioco immortale e nonostante cambino le generazioni, sempre divertente da giocare…

– Matosky

2 Commenti
  1. Yon 1 settimana fa

    Bel riassunto. Io credo che lo vedremo anche in Europa, come minimo in formato retail. Credo che Baker andasse coinvolto molto di più, visto che lo avevano riagganciato, ci sono diverse cose che mi fanno un po’ storcere il naso, al netto del fatto che sì, grazie alla ripubblicazione si potrà allargare il bacino di giocatori e (si spera) creatori anche ai più giovani.

  2. Lestodante 4 giorni fa

    Per me la vera doccia fredda è stata lo stile delle miniature… 🙁
    Poi anche i bonus decisamente fuori contesto non è che mi abbiano entusiasmato.
    Quello che i fan speravano da 30 anni era si una ripubblicazione ma non tanto per riacquisire il gioco originale o le due espansioni KK e WL, bensì mirata a poter finalmente acquisire ad un prezzo ragionevole le espansioni più rare e possibilmente anche quelle due mai pubblicate (Wizard e Dwarf Quest Pack) di cui invece qui sembrerebbe non esserci traccia. Ma seppur ciò avvenisse, anche queste saranno in tema con la nuova veste grafica e credo che dovremmo comunque attendere un po di anni prima di poterle vedere. Speriamo almeno che la revisitazione del regolamento e dei questbook porti a qualcosa di buono. Io intanto continuo a gustarmi l’originale e per ora attendo soltanto Prophecy of Telor e vedere cosa Stephen Baker abbia partorito per il suo nuovo questbook che già dall’intro sembrava saper catturare l’attenzione. Per tutto il resto sono piuttosto scettico e mi sembra che si avvicini molto a un certo prodotto spagnolo che per fortuna non ha più visto la luce…
    Secondo me Hasbro poteva non investire su questi nuovi designer e scultori 3D e spendere meglio i soldi per cercare di recuperare i diritti sugli artwork e i pezzi originali.

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